Non ricordo l’anno di preciso in cui ho conosciuto Guido, ricordo i suoi  capelli colorati, la sua unicità nel look e nel dialogo aperto e sempre positivo, in una Milano “standard” lui viaggiava come un marziano con       La musica cucita addosso ai suoi vestiti, il dollaro invece della lira !

Nel mio viaggio ho pensato a queste due righe, non capita spesso di incontrare persone così geniali quanto umili.

Nato ad Alfonsine in provincia di Ravenna nel 1957. Si laurea in Architettura a Firenze
È tra i fondatori del bolidismo. Insieme a Stefano Giovannoni fonda la “King Kong Production”, realizzando il maggior best seller per l’Alessi, il “Girotondo”. Sempre per Alessi disegna molti oggetti su stampo fumettistico, molto espressivi tra cui “Firebird” (accendi gas a forma fallica), “Gino Zucchino” (spargizucchero) e “Antonio” (appendi abiti da parete).
Dal 2000 circa si è interessato alla pittura, frequentando i corsi della Scuola degli Artefici, della Scuola Libera del Nudo e dell’Accademia di Brera a Milano. L’impegno nell’arte si è aggiunto ora a quello di designer e di architetto.
Storia del Bolidismo
Il Movimento Bolidista viene fondato nel 1986 a Bologna da 16 architetti neolaureati alla Facoltà di Architettura di Firenze, gravitanti attorno al corso di Arredamento di Remo Buti (già cofondatore negli anni settanta del gruppo di architettura radicale Global Tools), anche se già negli anni precedenti erano stati realizzati progetti ed eventi che esprimevano una comune sensibilità tra i vari progettisti[1].
contraddistingue all’inizio per un originale approccio caratterizzato da un accentuato dinamismo delle forme, derivato in parte da citazioni futuriste e dello streamline americano ma anche da precedenti ricerche sulle forme organiche e su riferimenti all’architettura degli anni trenta ed al mondo dei fumetti: ponendosi come naturale ma anche antagonistica prosecuzione dell’esperienza dei gruppi Memphis e Alchimia, il Bolidismo viene immediatamente considerato come l’ultima parola in fatto di design italiano, catalizzando l’interesse dei media di attualità, costume e cultura tra il 1986 ed il 1989, anni in cui le loro opere vengono pubblicate o citate in numerose riviste italiane e internazionali ( AD (I), Vogue (I-F), Per Lui (I), Epoca (I), The Face (GB), De Diseño (E), Wind (J), Modo (I), ecc. ).
partire dagli anni novanta il gruppo Bolidista sospende di fatto le sue iniziative ed i singoli componenti proseguono in maniera individuale l’attività professionale nei settori del design, dell’architettura, della grafica e della pittura.

leggerezza, molteplicità, divenire, azione. Nel design, questo porta ad una iniziale simbolica predilezione per le forme dinamiche intese non solo come ‘modellate dal vento’ ma anche come forme organiche, restituendo agli oggetti personalità ed unicità tipiche delle forme viventi, industrializzabili nella loro complessità e varietà grazie all’evoluzione della tecnologia. Elementi significativi nel pluralista progetto bolidista sono anche l’elemento ‘mediterraneo’, la cultura degli estremi (purismo ed iperdecoratività) ed il concetto di gioco. Tutto comunque strettamente correlato alle nuove esigenze formali e spirituali.
di un rivoluzionario modello di società dominato dalla presenza dei mezzi telematici (indicato come “città fluida”)[Testo ricco di neologismi ed assolutamente incomprensibile] di cui il gruppo si propone come avanguardia postmoderna, testimone della fase finale “meccanica” della civiltà delle macchine in transizione verso la fase “elettronica”, caratterizzata dalla simultaneità comunicativa e simbolica.
“Il bolidismo si pone come una serie di linguaggi che sono momento di aggregazione, proponendosi di riconnettere il filo interrotto della modernità bolidismo è come una pentola in ebollizione dove i linguaggi si muovono veloci con l’accelerazione che fa circolare l’informazione, accettando i tempi della tecnologia e della moda (…) È espressione di un nuovo concetto di velocità, non più quella meccanica, bensì elettronica. (…) Nei progetti bolidisti l’oggetto nasce con un processo unitario di sintassi e semantica”.[2] Esempi del loro approccio progettuale possono essere visti nel tavolino “Arcadia Swing” di P. Caramia e negli oggetti di gioielleria di S. Giovanoni e G. Venturini.[3] https://www.alessi.com/it_it/designers/dalla-t-alla-z/guido-venturini.html
https://www.lovethesign.com/it/designer/guido-venturini
https://guidoventurini.wordpress.com

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