Il valore del progetto nell’epoca del postcapitalismo

 

“Nel tentativo di capire che cosa sia successo, o stia accadendo al mondo del progetto nella realtà (allucinata e verissima) che il libro solleva, non si può evitare di raccontare cosa stia succedendo a noi tutti, che surfiamo velocissimi sulla superficie del pianeta e delle sue apocalissi con un costante senso di colpa per non contribuire efficacemente ad un cambiamento immediato, necessario alla realtà che ci è dato vivere. Le sfide vere che dobbiamo affrontare non sono eventi futuri che immaginiamo o liquidiamo con scenari apocalittici di distruzione : sono tendenze reali”. (Dalla postfazione di Angela Rui)

Going Real si snoda attraverso tre capitoli, a cui corrispondono altrettante aree tematiche: luogo, collettività e individuo. Ciascun tema viene affrontato attraverso un caso studio, a partire da Detroit, l’archetipo del vecchio sistema industriale che fallisce, la Motor City che scompare e un grado zero da cui ripartire. In questo contesto drammatico, c’è chi pensa alla rinascita attraverso una economia di prossimità giocata sul ripensamento dello spazio pubblico. Il collettivo di architettura e design Akoaki ha avviato una pratica di ascolto per rilevare i bisogni reali della comunità, coinvolgendo umanisti, artigiani, architetti, creativi. Insieme riattivano gli spazi dismessi della città con manifestazioni musicali, agricoltura urbana, momenti di incontro e dibattito con l’università locale.
Il secondo capitolo prende in esame la questione dei migranti e, in senso più generale, il nomadismo dettato dalle trasformazioni del lavoro. Petroni visita ed esplora la Jungle de Calais, la prima città di fondazione del XXI secolo, dove vivevano circa 75.000 migranti in attesa di oltrepassare La Manica. “Lì ho notato un senso di comunità basato su principi molto basilari, a partire dalla costruzione di una scuola fondata su dinamiche orizzontali o dal ripensamento dello spazio pubblico per agevolare una piccola produzione di cibo attraverso gli orti urbani.
Il tema dei migranti è essenziale perché viviamo una condizione di paradosso: da una parte abbattiamo le frontiere affinché le merci viaggino liberamente, dall’altra alziamo muri nei confronti delle persone. Da questo punto di vista, mi interessa molto il lavoro condotto da Marginal Studio a Palermo. In questo luogo di frontiera, il collettivo lavora in collaborazione con istituzioni locali e internazionali, per far sì che il passaggio continuo di migranti possa essere un valore aggiunto per lo scambio di tecniche e saperi, con progetti di comunità volti alla definizione di nuove pratiche artigianali fondate sull’ibridazione.”  L’ultimo capitolo affronta il tema della biopolitica, a partire dal lavoro di Innella, co-autore del volume. Come dimostra l’esposizione The Life Fair. New Body Products, che il designer ha curato nel 2016 presso l’Het Nieuwe Instituut di Rotterdam, il corpo stesso è un nuovo campo di battaglia, un campo di sfruttamento da parte del sistema neoliberista, dalla criogenesi alla chirurgia estetica.  Nel libro ricorre con forza la necessità di impegnarsi verso una “produzione migliorativa di immaginario”, ma chi sono in Italia gli autori capaci di lavorare in questo senso? “Oltre ai citati Marginal Studio o a Formafantasma e Maurizio Montalti che seguo da sempre, credo molto nel lavoro di Parasite 2.0, un gruppo di giovani architetti che guarda allo spazio pubblico come luogo di riflessione ed epicentro di tensioni economiche, sociali e culturali, essenziali per il progetto.”

 

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